Tra l’amore per la danza e i successi, Maliantes: “Il segreto? Stare insieme con passione”

Parla la crew di ballerini umbri al centro di spot e cortometraggi: “Stiamo facendo di tutto per ampliare la cultura hip hop in Umbria, è uno dei nostri sogni”

La crew Maliantes

Dallo spot di una nota compagnia telefonica agli spettacoli con i teatri pieni, la crew di danza Maliantes negli ultimi anni ha sempre fatto parlare molto di sé. Il collettivo umbro, in attività da più di dieci anni, annovera al suo interno alcuni dei migliori ballerini di hip hop della nostra regione. 

Ogni loro progetto è ormai un successo, l’ultimo di una lunga serie il premio al Parma International Film Music Festival per il cortometraggio “Elements”, in cui con una splendida coreografia il gruppo interpreta i quattro elementi naturali: acqua, aria, terra e fuoco. 

Arte, creatività e passione sembrano essere le parole chiavi del progetto, che anno dopo anno, ha obiettivi sempre più ambiziosi.

Mettere insieme più persone è sempre difficile, come è iniziato il vostro percorso?

"La nostra crew è nata nel 2006, il primo progetto è stato concepito da 8 ballerini, provenienti da diverse parti d’Italia. La collaborazione è stata sin da subito molto fruttuosa, ci incontravamo tutte le domeniche e lavoravamo ogni volta circa otto ore, per preparare al meglio le nostre coreografie per le gare, gli show e per animare il movimento dell’hip hop in Umbria"

In tutto questo tempo cos’è cambiato?

"Siamo aumentati di numero e siamo ancora più organizzati e coesi: i Maliantes oggi contano circa 15 elementi, rigorosamente tutti umbri, scelti ogni anno a settembre tramite un’audizione"

Chi riesce ad entrare inizia un percorso formativo professionale, che è molto importante per la propria crescita artistica. Attualmente i nostri coreografi, Carlo Ballarani, Elena Moscetti, Lorenzo Giorgini, Elena Gambini, Alessio Frattini, Alberto Cipri e Giulia Locchi che ci teniamo a nominare per la loro bravura, sono tra i migliori del panorama urban dance della nostra regione.

Grazie alla loro eterogeneità, riescono a conciliare uno stile hip hop progressivo ed innovativo con i capisaldi della cultura, ottenendo anche a livello nazionale moltissimi riconoscimenti"

Quali sono state le esperienze più belle che avete vissuto? 

"Portando avanti il nostro progetto da molto tempo e lavorando duramente, ci siamo tolti molte soddisfazioni nelle competizioni nazionali: su tutte, siamo arrivati secondi al Valpolicella hip hop festival, che è tra i più rilevanti della penisola, in cui abbiamo vinto anche il premio come miglior coreografia. Poi, sicuramente, nel nostro percorso sono stati importanti gli spettacoli teatrali “Borderline” e “Carillon”: il primo era sui disagi sociali, il secondo, invece, su un tema molto delicato come l’Olocausto e l’importanza della memoria"

Qual è il segreto per comporre una coreografia, coinvolgendo così tante persone?

"Il segreto è stare tutti insieme, condividere un’ideae impegnarsi fino all’ultimo per vederla realizzata. Ognuno di noi è diverso dall’altro, siamo tanti e ciascuno ha il suo stile e il suo modo di ballare. Le nostre coreografie nascono proprio così: conoscendoci e imparando qualcosa l’uno dall’altro. Non è un lavoro semplice, ci sono molti sacrifici, ma grazie alla passione stiamo volentieri quattro ore in sala prove, finché non siamo soddisfatti.

La fine dei nostri allenamenti è meravigliosa: siamo tutti stremati, ma non c’è nessuno senza un bel sorriso che gli illumini il volto"

Che cosa bolle nella vostra pentola?

"In questo periodo stiamo portando avanti una serie di stage con alcuni dei ballerini più importanti d’Italia per cercare di far conoscere l’hip hop a 360 gradi in una realtà, come quella regionale, dove ancora c’è molto da fare. Nel nostro futuro c’è sicuramente la volontà di riproporre l’Umbria Hip Hop Contest: una giornata all’insegna dell’hip hop, in cui ballerini e crew possono sfidarsi. 

Organizzare questi eventi è sempre gratificante: si scoprono dei nuovi talenti e ci si diverte, alla fine è quello che conta di più".

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di Alessandro Cascianelli

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