Tra una canzone e un video, Giorgio Mele sogna in grande: “Il nuovo album? La mia scommessa”

Parla il rapper e videomaker di Città di Castello: “Amo la musica, ma sono un appassionato di cinema. Per comunicare le emozioni ho trovato un punto di incontro tra i due universi”

Giorgio Mele

È una figura unica nel panorama del rap umbro, ama comunicare le sue emozioni, cantando al microfono, ma riesce a farlo anche dirigendo degli splendidi video, che hanno decine di migliaia di visualizzazioni. Giorgio Mele è tra i pochi artisti emergenti ad essere sia un rapper che un videomaker, riuscendo ad avere, progetto dopo progetto, degli ottimi riscontri. 

Dopo aver girato la maggior parte dei video con più visualizzazioni dell’hip hop umbro, si è preso una pausa per lavorare alla musica, il suo primo amore. Quello che non si scorda mai.

Sei un artista inedito: fai rap, ma sei anche un videomaker. Come ti è nata la passione per questi due mondi? 

I miei primi passi artistici li ho mossi nella musica: a 8 anni prendevo delle lezioni di pianoforte, a 12 ho iniziato a studiare il violino e alla fine delle medie è arrivato anche il rap. All’inizio, quando ero poco più di un bambino, avevo una scarsa identità musicale: ricordo di aver sentito un pomeriggio Eminem in radio, avevo 9 anni e non mi era per niente piaciuto. 

Con l’arrivo di Youtube, ho approfondito il genere e me ne sono innamorato. Più mi facevo una cultura e più sentivo l’esigenza di mettermi in gioco: i primi tempi riempivo i quaderni di rime per provare a scrivere e a comunicare, era un vero sfogo. Il videomaking, invece, è arrivato a 20 anni, come conseguenza della musica: era il periodo in cui pubblicavo i miei primi brani e non era semplice trovare delle persone per girare i video con poco budget, così ho deciso di arrangiarmi e di farmeli da solo. Già ero malato di cinema, ma ho letteralmente scoperchiato un piccolo grande vaso di Pandora. 

C’è un collegamento tra ciò che fai quando rappi e ciò che fai quando sei dietro all’obbiettivo? 

Certo, si tratta sempre di arte: la parte musicale influenza quella filmica e viceversa, è difficile stabilire un confine. Da un lato, ho le idee chiare su quello che voglio fare musicalmente, dall’altro ho delle immagini e dei concetti che voglio inserire nei video. Nella mia concezione artistica sono due mondi interconnessi, che vivono in simbiosi e, questo, è sicuramente un valore aggiunto: mi permette di avere una visione più ampia. 

I tuoi video sono quasi dei film, pensi che si possa portare un po’ di cinema nei videoclip musicali?

Nel mio piccolo ci ho provato, ad oggi funzionano di più i video semplici, che prendono subito l’attenzione dello spettatore, spesso senza avere nemmeno una sceneggiatura.

Per mettere un po’ di cinema, bisogna innanzitutto partire dalla ricerca: la luce, la fotografia, i colori sono tutti dettagli imprescindibili, che se curati bene portano ad un risultato finale in cui si nota l’espressività e la musica viene valorizzata ancora di più. Sono due binari, che scorrono talmente bene insieme, da incontrarsi con grande naturalezza. 

Sui social hai annunciato che stai lavorando ad un disco, puoi anticiparci qualcosa?

Sì, è un progetto ambizioso a cui sto lavorando con il mio migliore amico e produttore Francesco Lepri. Condividiamo da sempre la passione per la musica e stiamo lavorando da mesi alle nuove canzoni. Abbiamo deciso di prenderci del tempo per pensare bene a questo album, al concept e a come svilupparlo al meglio, puntando in primis sulla qualità. Abbiamo coinvolto molti professionisti che hanno creduto nel nostro progetto e stanno dando un grande contributo. Fare un disco è come comporre un puzzle: ogni tassello è fondamentale, va messo nel posto giusto. Abbiamo un’importante cartuccia da sparare, vogliamo farlo bene.

Se in futuro dovessi scegliere tre musica o videoclip, quale sceglieresti?

Spero di non dover arrivare ad una decisione del genere, ma tra i due sceglierei la musica. Quando fai un pezzo sei libero di esprimerti come desideri, mentre nei video spesso devi seguire le richieste dei clienti e, conseguentemente, lo spazio per la tua libertà artistica si riduce. Nella musica questo non avviene, la fai prima per te stesso e poi per gli altri: è la massima espressione dei tuoi pensieri. Se la musica è il mio grande amore, il videomaking è l’amante (ride, ndr.).

Qual è il sogno che vorresti realizzare?

Vorrei che le mie giornate fossero dedicate solo alla musica, trasformandola in un lavoro. Non è una questione economica o di successo, ma vorrei lavorare creando dei prodotti figli della mia passione, che arrivino alla gente. Non ho aspettative per i miei progetti futuri, se non da me stesso: voglio dare tanto, voglio dare tutto.

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di Alessandro Cascianelli

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